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4 Settembre 2008
Cisl e Fiba ER: "La banca locale contro la crisi della finanza"
"Bisogna tornare ai valori della nostra carta Costituzionale, che assegna al sistema del credito e quindi al sistema bancario nel nostro paese un forte ruolo sociale".
Così Anna Maria Furlan, della segreteria nazionale della Cisl, intervenendo a Bologna al convegno organizzato dalla Fiba emiliano-romagnola su 'Credito a trazione locale: il caso Emilia-Romagna'.
"Il sistema bancario deve servire a tutelare i risparmiatori, ma anche a creare sul territorio, come in tutto il paese, un rafforzamento del sistema produttivo. Questo -osserva la segretaria nazionale Cisl- è il suo valore e ruolo sociale, che in questi anni si è disperso". "Sicuramente anche le concentrazioni hanno 'distaccato' il sistema bancario da questa sua funzione primaria -osserva Furlan-. Bisogna ritornare ad un sistema del credito a favore delle famiglie e dello sviluppo. Su questo -osserva ancora- un grande ruolo possono avere gli istituti di credito radicati sul territorio a dimensione locale, proprio perché fanno parte del territorio, conoscono le persone ed il sistema delle imprese". Ma "valorizzare questo rapporto -continua la sindacalista- significa anche creare un sistema istituzionale e fiscale che premi le banche locali e che investono sul territorio a favore delle famiglie e dei lavoratori". Pertanto, "assolutamente positiva" per Anna Maria Furlan è l'iniziativa della Regione Emilia-Romagna di un sostegno finanziario al sistema creditizio locale. "Tutte le Regioni, ma anche i Comuni, le Province -afferma- dovrebbero premiare le banche che sostengono il reddito delle famiglie e delle imprese, considerato che lo sviluppo significa lavoro e qualità della vita".
Infine, una ricerca sul rapporto tra banche e territorio, svolta dall'Università di Bologna per la Fiba dell'Emilia-Romagna e presentata nel corso del convegno, conferma: "Nel momento di crisi globale della finanza si riscopre l'alto valore aggiunto delle banche locali".
In Emilia-Romagna forte è la presenza delle banche locali: su 139 aziende di credito operanti, 59 hanno sede in regione. Queste detengono il 68% degli sportelli, il 65% del mercato raccolta, il 50% dei prestiti. Le 59 banche locali sono suddivise in 29 Spa, 25 BCC, 4 Popolari. Questo presidio del territorio consente a queste banche una redditività lorda ed efficienza economica superiori a quelle nazionali, mentre per la capitalizzazione solo le popolari sovrastano le rispettive nazionali. Questi dati esprimono la generale bontà del sistema creditizio di stampo locale presente in Emilia-Romagna e che contribuisce allo sviluppo del territorio. Differente la situazione tra le province: Ferrara è quella che investe di meno con 19,20 mila euro per abitante, mentre Bologna è la più indebitata con 36,32 mila euro per abitante, seguita da Modena con 34,02 mila euro. La provincia che raccoglie di più è Parma con 18,36 mila euro per abitante, seguita da Bologna (17,77 mila euro). Province ad alta appetibilità creditizia sono Rimini e Forlì Cesena, che presentano il maggior numero di sportelli per abitante: una concorrenza che non sempre porta benefici agli utenti e con costi aggiuntivi per le banche. Si, quindi, alle banche locali, purchè si sviluppino in armonia con il territorio e persistano sul 'valore reputazionale', che è il valore aggiunto di questo tipo di banche.
La Fiba emiliano-romagnola ritiene che dalla attuale crisi dei mercati finanziari esca rafforzata la banca locale, alla condizione di non imitare le grandi banche che attraverso prodotti opachi ed esclusiva ricerca dell'utile sfiduciano il rapporto col cliente ed avviliscono la professionalità dei lavoratori di banca.
Ricorda Marco Amadori, segretario generale della Fiba Emilia-Romagna, che "da anni Cisl e Fiba regionali studiano il rapporto tra credito e territorio tramite il loro "Osservatorio regionale". Infatti, un sindacato confederale e riformista come la Cisl, per Amadori "deve monitorare il contesto economico e sociale in cui vive, se vuole svolgere al meglio la sua funzione di contrattazione e di tutela dei propri associati, perché la 'tempestività consapevole' è diventata un fattore determinante anche nelle scelte di politica sindacale".
Il tessuto produttivo dell'Emilia-Romagna è formato da circa 433.000 imprese, di cui il 92% occupa fino 5 addetti, il 7% da 6 a 49 addetti, solo il restante 1% ha più di 50 addetti. "Anche qui l'attuale congiuntura è difficile -afferma Domenico Tramonti della segreteria Cisl dell'Emilia-Romagna- lo dimostrano i 37 mila lavoratori della regione che negli ultimi due mesi hanno acceduto alla cassa integrazione e la chiusura del '08 con un pil attorno allo 0,4 - 0,8%, mentre per il '09 la stima è ancora più al ribasso".
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